Ulrich Beck ha evidenziato che la conseguenza del neoliberalismo basato sul libero mercato è la brasilianizzazione dell’Occidente, cioè l’irruzione della flessibilità, della precarietà e dell’insicurezza che caratterizzano le forme lavorative del Sud del mondo. In questo modo la società del lavoro caratterizzata dalla sicurezza si trasforma in società del rischio caratterizzata dall’ insicurezza. Nell’epoca del villaggio globale caratterizzata da un nuovo assetto dell’economia mondiale attraverso cui mercati e produzione nei diversi Paesi diventano sempre più dipendenti tra di loro, a causa della dinamica dello scambio di beni e servizi e attraverso i movimenti di capitale e tecnologia, questa tendenza di trasformazione coinvolge anche la realtà abruzzese. L’Abruzzo si sta allontanando dalla società del lavoro avvicinandosi sempre di più alla società del rischio, con tutte le conseguenze negative che ne derivano, compresa la brasilianizzazione del lavoro. La globalizzazione ha impresso un dinamismo senza precedenti al sistema economico, sia internazionale che nazionale, ma la riduzione delle barriere doganali, la libera circolazione di beni e servizi, la liberalizzazione dei mercati finanziari e la delocalizzazione dei processi produttivi hanno posto le economie nazionali in una situazione di competitività esasperata. Le imprese, i sistemi commerciali, gli operatori economici non possono più affidarsi ai confini protettivi del proprio Stato perché globalizzazione in primo luogo significa piena liberalizzazione economica a cui tutti i paesi devono gradualmente adeguarsi. Così nel mercato mondiale riescono a sopravvivere soltanto coloro che riescono a reggere il confronto con gli altri soggetti economici, perché la dinamica della globalizzazione, così come oggi si manifesta, non garantisce a tutti le stesse condizioni di partenza e di funzionamento all’interno di un sistema commerciale ed economico che trova le sue radici nel crollo del muro di Berlino e nella scomparsa dell’Unione Sovietica. Crollato il comunismo, a livello mondiale cominciò ad essere incentivata la linea neoliberista portata avanti dagli Stati Uniti D’America. In questo contesto le economie più deboli vengono penalizzate ed emarginate, si creano nuovi poveri e disuguaglianze, si manifesta insicurezza economica e sociale. La globalizzazione sta producendo un fenomeno politico carico di conseguenze importanti: la liquidazione del ruolo regolatore dello Stato in campo economico, sociale e politico. Tagli alla spesa pubblica, blocco dei salari, privatizzazioni, impulso alla produzione per l’esportazione a discapito di quella per la sussistenza, hanno significato per la maggior parte della popolazione un peggioramento delle condizioni di vita. Prendendo in esame l’andamento generale dell’economia abruzzese in un contesto globalizzato è stata registrata una fase di rallentamento dovuta principalmente all’andamento produttivo negativo di tutti i settori ed alla stagnazione della domanda sia pubblica che privata. In generale si avvertono condizioni di disagio in tutti i comparti dell’economia a causa del progressivo deterioramento del tessuto produttivo costituito in gran parte da piccole e medie imprese. Le situazioni peggiori sono riscontrate nelle zone interne, quelle economicamente più deboli, evidenziando così una sempre maggiore disparità all’interno della regione. I settori più colpiti sono stati quelli più esposti ai fattori di competitività e di concorrenza sul piano tecnologico. L’andamento dell’industria abruzzese ha prodotto anche un relativo contenimento della domanda di servizi più avanzati, come i servizi di ricerca e quelli informatici, di cui l’industria è la principale fonte di domanda e che ricoprono un ruolo rilevante sul versante delle competitività nazionale e internazionale. L’Abruzzo, schiacciato dalla dura competizione nazionale ed internazionale, presenta dunque dei segnali di declino in molti settori produttivi e una perdita inequivocabile di capacità competitiva perciò non attraente per investitori esterni a causa dell’inadeguato sistema di infrastrutture, della scarsa ricerca, della limitata innovazione tecnologica e di una inadatta offerta qualificata e professionale del mercato del lavoro. A ciò è da aggiungere che la perdita di produzione industriale, il contenimento delle esportazioni, la contrazione del volume delle vendite e l’aumento dei debiti delle famiglie per le necessità di consumo vengono aggravati dalla problematica congiuntura economica nazionale ed internazionale. In particolare la situazione abruzzese presenta condizioni di disagio sociale accompagnate dalla crescita di nuove povertà e del lavoro precario non contrattualizzato. Da considerare anche la situazione dei pensionati abruzzesi collocati al diciottesimo posto della classifica nazionale su venti regioni, pensioni povere per migliaia di persone in condizioni di difficoltà sommate alla mancanza di servizi sociali e sanitari efficienti non può produrre altro che un aggravamento di una già difficile situazione di vita. Tra gli effetti della globalizzazione sul sistema socioeconomico abruzzese occorre menzionare, così come a livello nazionale ed internazionale, la nascita di una nuova classe sociale, che accompagna la nascita di una regione dalle attività plurime, i working poors, un gruppo di persone che riesce a sopravvivere solo intrattenendo più rapporti di lavoro contemporaneamente, soprattutto i posti di lavoro scarsamente o per nulla qualificati sono direttamente esposti alle minacce della globalizzazione, poiché sono sostituibili o attraverso l’automazione o attraverso la forza lavoro di altri paesi. Di fronte al progresso tecnologico e soprattutto alla globalizzazione dei mercati che pone l’Abruzzo in una situazione di seria difficoltà a reggere la competizione sia nei confronti degli Stati Uniti d’America, leader nel campo delle innovazioni di prodotto e delle nuove tecnologie, sia nei confronti dei paesi emergenti, come la Cina, che producono a bassi costi, occorre rilanciare l’industria regionale e la capacità di attrarre i grandi gruppi industriali per non avere ripercussioni estremamente negative sul sistema socioeconomico regionale e per reagire alla situazione atipica del lavoro e della solidarietà sociale, condizionata in larga misura dal neoliberalismo economico, causa di insicurezza economica e sociale per buona parte della popolazione abruzzese. In definitiva, in un contesto caratterizzato dall’innalzamento del livello di incertezza l’Abruzzo ha bisogno di un riposizionamento del sistema produttivo.
Federico Zia
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