“Tutte le energie devono convergere nelle attività di risoluzione delle crisi aziendali”
L’AQUILA. Nonostante dei lievi miglioramenti, il panorama socioeconomico della provincia aquilana, tra le più grandi d’Italia per estensione, appare ancora depresso, la popolazione residente è sempre più anziana e i giovani preferiscono cercare fortuna altrove. In questi anni si è registrato un aumento del numero delle aziende in stato di crisi e in amministrazione controllata. Il territorio piange la scomparsa del polo elettronico e di molte piccole e medie imprese anche se dei segnali di ripresa si cominciano a registrare in quasi tutti i settori economici. La provincia sta vivendo una situazione di disagio avvertita in particolare dalle principali fasce di età della popolazione, giovani in cerca di occupazione, uomini e donne espulsi dai processi produttivi. Settore primario, secondario e parte del terziario sono messi in difficoltà dalla dura competizione nazionale ed internazionale e dalla scarsa presenza di politiche di sviluppo dei sistemi locali. Ne abbiamo parlato con l’Assessore Provinciale al Lavoro ed all’Occupazione Ermanno Giorgi.Assessore Giorgi, quali sono le condizioni dello stato di salute del contesto socioeconomico della provincia dell’Aquila?
Dall’esame dei dati sulla congiuntura economica nella Provincia dell’Aquila per il 2007 e nell’intera area abruzzese è emerso che, dopo una fase di rallentamento, l’industria sembra aver raggiunto buoni risultati. L’andamento produttivo, difatti, ha segnato un +5,1% in complesso. Nel contempo, è significativo l’incremento del numero delle imprese operanti sul territorio che nel periodo aprile-giugno 2007 è aumentato dello 0,4%, con saldo positivo determinato da 521 imprese di nuova costruzione contro 389 cessazioni. Tale incremento, peraltro, è stato registrato in quasi tutti i settori economici: costruzioni (+1,8%), attività immobiliari (+1,6%), trasporti (+1,3%), alberghi e ristoranti (+1,1%), intermediazione monetaria e finanziaria (+0,8%) e commercio (+0,6%). Industria ed agricoltura, purtroppo, manifestano ancora segnali di una lenta e timida ripresa. Ciò nonostante, i livelli occupazionali nell’industria rimangono sostanzialmente stazionari. Guardando alle problematiche occupazionali, la media 2006 del tasso di disoccupazione è pari al 5,8 nella Provincia dell’Aquila, 5,9 per Chieti, 8,1 per Pescara e 6.5 per Teramo. Sempre stando alle attività di monitoraggio condotte sul territorio provinciale, nonostante il numero degli avviati al lavoro si sia ridotto in termini congiunturali, rispetto al 2006 si assiste ad un aumento del 40%. Sono segnali importanti di una lenta e consistente ripresa.
Quali sono i principali problemi che attanagliano il territorio aquilano?
A fronte di un’importante crescita dei servizi offerti dalle istituzioni e dai vari enti strumentali, la complessa situazione di crisi industriali e la seria afflizione del mercato del lavoro rappresentano le principali problematiche del comprensorio.
Secondo Lei, quali prospettive ci sono per il futuro?
Le prospettive, quelle concrete, ci sono. Attrarre investimenti su un territorio dove la qualità della vita è segnatamente tra le migliori non è cosa impossibile. Incrementare ed appoggiare, anche politicamente, le scelte delle grandi aziende, sia pubbliche che private, presenti sul territorio è auspicabile se non necessario.
Quali politiche occorrerebbe attuare per rispondere alla situazione attuale?
In questo momento di lenta ripresa, occorre dare spazio a quegli investitori che hanno deciso di conservare un rapporto con il nostro territorio e mantenere continuità nelle scelte politiche già intraprese. Da una parte, infatti, gli strumenti messici a disposizione dal Governo (mobilità lunga, Programma PARI, l. 127 del 2006 ecc.) ci hanno consentito e ci consentiranno di tutelare tutte quelle situazioni occupazionali cosiddette svantaggiate; dall’altra, tutte le energie, anche politiche, devono convergere nelle attività di risoluzione delle crisi aziendali. Tante le cose già fatte e tante le “vertenze risolte”. Il Protocollo sulla Valle Peligna che si andrà a sottoscrivere a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la 87.3.c (zonizzazione) e più in generale la politica della “fiscalità attrattiva”, sono solo esempi di una continua attività volta alla sensibilizzazione del Governo circa le difficoltà del territorio, nonché degli investitori in merito alle sue grandi potenzialità. In tutto questo discorso, non posso assolutamente concordare con chi invita gli imprenditori ad investire solo ed esclusivamente sulle vocazioni territoriali. Ciò è importante, ma, a mio parere, l’industria può ancora molto su questo territorio e, più in generale, su quello nazionale. Allo stesso modo occorre supportare ed incentivare costantemente, anche incrementando i servizi già in essere, le PMI e gli imprenditori locali i quali rappresentano un’imprescindibile risorsa.
Federico Zia
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