“Dobbiamo fare di più per le aree interne anche per un necessario principio di solidarietà”
L’AQUILA. L’Abruzzo è una regione con delle enormi potenzialità ma stenta a camminare da sola. Alcune delle cause della mancata crescita possono essere ricercate negli anni passati nelle problematiche riscontrate nella gestione del territorio, nella mancanza di infrastrutture adeguate e nell’eccessiva burocrazia a tutti i livelli. Ne abbiamo parlato con il Presidente della II Commissione Consiliare Permanente, Governo del Territorio, Lavori Pubblici, Ordinamento Uffici ed Enti Locali, Consigliere Regionale e Segretario Regionale dei Liberal Democratici, On. Antonio Verini.On. Verini, l’Abruzzo potrebbe essere configurato come un sistema regionale rappresentabile come regione-città per conformazione, distanze e basso numero di residenti, che dovrebbe facilitarne la gestione. Inoltre l’ambiente sociale è caratterizzato dalla scarsa presenza di criminalità e conflittualità sociale. A che cosa sono dovute quindi le difficoltà gestionali incontrate dalle passate Amministrazioni Regionali?
Non c’è dubbio che l’Abruzzo con le sue caratteristiche di piccola regione potrebbe avere uno sviluppo diverso rispetto a quello che ha. Le difficoltà sono molte, anche oggettive per la verità. Innanzitutto c’è uno sviluppo differenziato tra la costa e le aree interne. La costa è privilegiata sia per la natura geografica sia perché gran parte della popolazione risiede lì. Le aree interne dovrebbero ricevere una maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione, sia nazionale che regionale, un’attenzione che, proclami a parte, non c’è mai stata. Anche questa legislatura, per difficoltà oggettive che nascono dalla diminuzione delle risorse, non sta facendo tutto quello che dovrebbe fare. La dicotomia costa-montagna è una delle principali motivazioni per cui l’Abruzzo stenta a decollare. Occorre anche considerare il fatto che vi è una crisi che non riguarda soltanto la nostra regione ma il panorama socioeconomico internazionale. Stiamo attraversando un brutto momento a livello di congiuntura internazionale, con una recessione dell’economia americana e con restrizioni del credito in atto. Quando si vivono momenti difficili occorre un impegno di tutti perché le difficoltà in cui si dibatte l’Abruzzo possano essere superate. Questo è il mio impegno attuale e futuro.
L’Abruzzo ha una posizione geografica ed un patrimonio storico, naturale ed artistico invidiabile. Collega il Nord con il Sud, ha sbocchi commerciali sul Mediterraneo e sui Balcani, è vicina a grandi città come Roma e Napoli. Non sarebbe conveniente sfruttare tali peculiarità dal punto di vista turistico e commerciale? Ci si sta muovendo in questa direzione?
Credo che tali caratteristiche siano uniche in Italia. L’Abruzzo è ponte naturale tra Ovest (Tirreno), Est (Balcani), Nord (mercati Ue) e Sud (Mediterraneo e Asia). Dobbiamo valorizzare questa posizione di regione cerniera per poter realizzare un progetto di breve e lungo termine. Occorre puntare sullo sviluppo di nuovi traffici commerciali e di nuove filiere industriali, ma non solo. In un momento in cui le grandi industrie chiudono e diminuiscono i posti di lavoro, occorre reagire anche rilanciando il turismo sfruttando una posizione geografica vantaggiosa, privilegiando il territorio interno capace di attrarre turisti sia durante la stagione estiva sia durante quella invernale. La Regione sotto questo aspetto sta facendo abbastanza ma occorrono progetti e risorse per le aree interne. Occorre puntare sull’accoglienza, sul rapporto tra prezzi e qualità e su una maggiore formazione degli operatori del settore.
Un altro punto di forza potrebbe essere rappresentato dal sistema imprenditoriale tipico del territorio composto da piccole e medie imprese e dal terziario avanzato. Eppure la regione sta attraversando un momento difficile, diminuisce la ricchezza prodotta, cala l’esportazione delle piccole imprese, diminuiscono il reddito delle persone e gli investimenti. Secondo Lei come bisognerebbe agire per invertire tale tendenza?
Le produzioni tipiche regionali, come le costruzioni, il tessile, l’abbigliamento o l’ alimentare, sono in difficoltà, seppure con eccezioni rilevanti, si pensi ad esempio alla De Cecco. Per invertire una simile tendenza ci vorrebbero delle incentivazioni mirate per l’innovazione tecnologica. Il cittadino o l’imprenditore che decida di investire in iniziative economiche, o per libera scelta o perché non trova sbocchi occupazionali o non ha altri riferimenti, deve essere incoraggiato. Così come le imprese esistenti devono essere aiutate a stare al passo con i tempi. Sotto questo aspetto le risorse scarseggiano, i fondi europei sono ridotti rispetto a quanto prima disponibile. Inoltre anche il Governo Nazionale non investe molto sulle iniziative d’impresa, ed occorre fare uno sforzo maggiore. Il cittadino va incoraggiato, aiutato e sostenuto sia quando vuole produrre, sia nei momenti di difficoltà. Da questo punto di vista la Regione può fare di più, in materia di accesso e costo del credito ed in materia di incentivazione tecnologica.
L’Abruzzo ha una situazione infrastrutturale, in termini di dotazioni fisiche, che lo pone in una situazione di svantaggio competitivo rispetto a quello delle aree più avanzate. Come bisognerebbe agire per risolvere il problema?
Il problema delle infrastrutture non è nuovo, e si trascina da decenni. Risolvere il problema richiede anni, soprattutto a L’Aquila priva di un aeroporto e di una ferrovia degna di questo nome. Purtroppo oggi viviamo in una società in cui chi ha riesce ad avere sempre di più chi non ha fa un grande sforzo, spesso vano, per raggiungere le stesse condizioni di chi già ha. Questo svantaggio va recuperato innanzitutto impiegando maggiori risorse ed energie, se non vogliamo un Abruzzo a molte velocità.
Occorre anche considerare che la macchina amministrativa locale tarda a conformarsi alle urgenze del mondo produttivo secondo i modelli di efficienza e speditezza richiesti dallo scenario competitivo internazionale. Dove e come intervenire?
La macchina burocratica rallenta ogni cosa. Se non diamo una soluzione ai tempi lunghi dell’amministrazione a tutti i livelli, è chiaro che le cose non si risolvono. Chi governa oggi il territorio, come i sindaci, deve dare una svolta forte stabilendo delle regole precise e tempi certi per l’espletamento di qualsiasi processo amministrativo. Ma per stabilirle occorrono delle persone capaci e più avvezze allo studio delle carte che non alla comunicazione narcisistica fine a sé stessa.
Lo sviluppo regionale è messo in discussione anche dalla scarsa attitudine ad introdurre regolarmente ed in tempi brevi innovazioni tecnologiche, aggravata da effettive difficoltà collegate alla mancanza di centri di ricerca legati all’impresa. Come tornare ad essere competitivi?
Oggi se vogliamo essere competitivi dobbiamo investire in ricerca, formazione, innovazione. La ricerca genera nuove idee, la formazione le trasmette, l’innovazione le trasforma in nuovi prodotti-servizi. Il nostro costo del lavoro è superiore ad altre nazioni ed i nostri industriali vanno ad investire all’estero per quanto concerne i prodotti a bassa tecnologia. Noi possiamo essere competitivi nella ricerca avanzata o su di un prodotto di altissima qualità rispetto ad altri Paesi che non hanno una manodopera qualificata come la nostra. Inoltre occorre investire di più sia sull’innovazione che sulla ricerca. Se riusciremo a risolvere questo problema saremo competitivi e anche la nostra economia tornerà a crescere.
Come si sta muovendo in favore delle aree interne?
Mi sono sempre battuto con convinzione per le aree interne perché sono quelle che soffrono di più, purtroppo quando mancano risorse è difficile anche dare soluzioni ai problemi. Attualmente le risorse a disposizione della Regione non consentono di dare delle risposte concrete al territorio interno e per questo dobbiamo fare di più anche per quel principio di solidarietà che ci deve essere fra la fascia costiera e le aree interne sapendo che se noi riusciamo a recuperare lo svantaggio che abbiamo è chiaro che tutto l’Abruzzo crescerà. Sicuramente ne avrà un vantaggio la popolazione della provincia dell’Aquila, l’unica che non ha sbocco sul mare e quindi la più penalizzata. Occorre maggiore solidarietà ed apertura mentale rispetto al passato.
Per concludere, un suo personalissimo giudizio sull’operato dell’Amministrazione Comunale da una parte e di quella Provinciale dall’altra….
In Comune ci troviamo in una posizione di attesa e per certi versi critica. Il sindaco Cialente proclama molte cose, è vero che la sua Amministrazione è partita da poco ma dalle parole occorre passare ai fatti. Certamente il nostro gruppo consiliare sarà molto critico, se ci saranno i fatti saremo disponibili a continuare questo percorso che abbiamo iniziato insieme ma se non ci sarà questa svolta è chiaro che ci porremo in una posizione diversa, saremo liberi di dare il nostro giudizio ed il nostro voto in base alle circostanze. Per quanto riguarda la Provincia siamo alla fine della legislatura e non mi sembra che si siano risolti tanti problemi. E’ vero che la Provincia ha meno competenze rispetto all’ente comunale però le cose che può fare le deve fare, meno parole, meno apparizioni televisive, meno apparizioni sui giornali, che stancano la gente, più fatti e soluzioni ai problemi.
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